Il ciclo economico non è una teoria: è una tavola di date, e si può contare
Di ciclo economico si parla quasi sempre con dei disegni — la sinusoide con le quattro fasi, le frecce, i nomi. Ma per gli Stati Uniti esiste qualcosa di molto più solido: una tavola con trentaquattrocoppie di date, dal 1854 a oggi, mantenuta da un solo soggetto e aggiornata l’ultima volta il 14 marzo 2023. Questa pagina la scarica, la conta e ne ricava le cose che si possono ricavare: quanto dura una recessione, quanto dura un’espansione, come sono cambiate nel tempo e quanto tempo passa prima che qualcuno lo dichiari. Le quattro fasi disegnate non compaiono: non sono nella fonte.
Fonti, date, a chi si applica
Giurisdizione: Stati Uniti.Tutte le date e tutte le durate di questa pagina vengono dalla cronologia del National Bureau of Economic Research, che riguarda esclusivamente l’economia statunitense. Non esistono, fra le fonti aperte qui, cronologie equivalenti per l’Italia o per l’area euro. Lette il 13 agosto 2026: la tavola delle date e la pagina delle domande frequenti del comitato di datazione.
Che cosa non è.Non è consulenza, non è una raccomandazione, non contiene previsioni sulla fine dell’espansione in corso e non contiene alcuna regola per riconoscere in quale fase ci si trovi. Medie, mediane e raggruppamenti sono nostri e la regola di raggruppamento è dichiarata.
Come si legge la tavola, e che cosa contiene
Il vocabolario è preciso e vale la pena fissarlo, perché quasi tutte le confusioni nascono qui. Un piccoè il mese in cui l’attività economica smette di crescere; per convenzione è l’ultimo mese dell’espansione. Un minimoè il mese in cui smette di scendere, ed è l’ultimo mese della recessione. Quindi la recessione comincia il mese dopo il picco e finisce nel mese del minimo, come la fonte scrive in testa alla tavola: «Recessions … start in the month after a peak in the business cycle, and end in the month of the trough».
La tavola comincia con un minimo isolato, dicembre 1854, che apre la prima espansione senza chiudere nessuna recessione. Da lì in poi ci sono trentaquattro coppie picco-minimo. Contiene anche i trimestri di svolta, che non sempre contengono il mese di svolta: l’ultimo caso è il picco del febbraio 2020, il cui punto di svolta trimestrale è il quarto trimestre 2019 — un mese di picco che sta fuori dal trimestre di picco. La tavola lo segnala in rosso, e la ragione è che le due datazioni si basano su misure diverse: quella trimestrale usa anche il PIL e il reddito interno lordo, che non esistono mensilmente.
Le tredici recessioni del dopoguerra, per intero
Ecco tutte le recessioni con picco dal 1945 in poi. Non è una selezione: è l’elenco completo di quella parte della tavola. La colonna della durata è la distanza in mesi fra picco e minimo, calcolata da noi sulle date della fonte.
| Picco | Minimo | Durata in mesi |
|---|---|---|
| febbraio 1945 | ottobre 1945 | 8 |
| novembre 1948 | ottobre 1949 | 11 |
| luglio 1953 | maggio 1954 | 10 |
| agosto 1957 | aprile 1958 | 8 |
| aprile 1960 | febbraio 1961 | 10 |
| dicembre 1969 | novembre 1970 | 11 |
| novembre 1973 | marzo 1975 | 16 |
| gennaio 1980 | luglio 1980 | 6 |
| luglio 1981 | novembre 1982 | 16 |
| luglio 1990 | marzo 1991 | 8 |
| marzo 2001 | novembre 2001 | 8 |
| dicembre 2007 | giugno 2009 | 18 |
| febbraio 2020 | aprile 2020 | 2 |
Tre osservazioni che si leggono direttamente dalla colonna di destra. La prima: la durata più frequente è otto mesi — succede quattro volte su tredici. La seconda: le due recessioni più lunghe del dopoguerra durano sedici mesi (1973-75 e 1981-82) e diciotto (2007-2009); nessuna arriva a due anni. La terza: quella del 2020 dura due mesi, e non è solo la più breve del dopoguerra ma la più breve dell’intera tavola dal 1854. Il comitato ha spiegato la scelta nella pagina sul procedimento di datazione: il calo era stato così grande e così diffuso che, anche se breve, andava classificato come recessione.
Le medie, con il conto che le produce
Abbiamo calcolato durate medie di recessioni ed espansioni sull’intera tavola, raggruppando per anno del picco: è una scelta, e la dichiariamo perché il NBER nelle sue righe di sintesi raggruppa in un altro modo e i numeri delle epoche intermedie non coincidono.
| Gruppo | Recessioni | Durata media della recessione | Durata media dell’espansione precedente |
|---|---|---|---|
| Picco fra il 1854 e il 1918 | 16 | 21,56 | 26,62 |
| Picco fra il 1919 e il 1944 | 5 | 20,20 | 26,00 |
| Picco dal 1945 in poi | 13 | 10,15 | 65,38 |
| Tutte le recessioni datate | 34 | 17,00 | 41,35 |
La verifica che conta. La riga in fondo dice 17,00 mesi di durata media della recessione e 41,35 di espansione. La tavola del NBER pubblica, nella sua riga di sintesi 1854-2020, esattamente 17,0 e 41,4. I due conti sono stati fatti in modo indipendente — noi sottraendo le date, la fonte con il suo procedimento — e coincidono. È la controprova che le date che abbiamo trascritto sono quelle giuste, ed è il motivo per cui questa verifica è riportata invece che nascosta.
Sulle righe intermedie i numeri divergono, e la ragione è il raggruppamento: il NBER pubblica 21,6 per il periodo 1854-1919, 18,2 per il 1919-1945 e 10,3 per il 1945-2020, mentre noi otteniamo 21,56, 20,20 e 10,15 raggruppando per anno del picco. La prima e la terza coincidono a meno dell’arrotondamento; la seconda no, perché con la nostra regola la recessione del febbraio 1945 finisce nel gruppo del dopoguerra e con la loro no. Non abbiamo corretto la nostra per farla coincidere: sono due domande diverse con due risposte diverse, e ciascuna è giusta rispetto alla propria regola.
Un’ultima nota su queste medie: la mediana delle trentaquattro durate è 13,5 mesi, contro una media di 17,00. La distanza fra le due dice che la media è tirata verso l’alto da poche recessioni molto lunghe — sessantacinque mesi dall’ottobre 1873, quarantatré dall’agosto 1929, trentotto dal marzo 1882. Citare la media senza la mediana, su una distribuzione così, dà un’impressione sbagliata della recessione tipica.
Le espansioni, e quella in corso
Le espansioni sono più lunghe delle recessioni e sono diventate molto più lunghe nel tempo: 26,62 mesi in media per quelle che precedono un picco fra il 1854 e il 1918, 65,38 mesi per quelle che precedono un picco dal 1945 in poi. Ecco le sei più lunghe della cronologia, più quella attualmente in corso, che non è ancora chiusa da nessun picco.
| Dal minimo al picco | Mesi |
|---|---|
| giugno 2009 → febbraio 2020 | 128 |
| marzo 1991 → marzo 2001 | 120 |
| febbraio 1961 → dicembre 1969 | 106 |
| novembre 1982 → luglio 1990 | 92 |
| ottobre 1945 → novembre 1948 | 80 |
| aprile 2020 → agosto 2026, in corso | 76 |
| novembre 2001 → dicembre 2007 | 73 |
L’espansione in corso, misurata dal minimo dell’aprile 2020 all’agosto 2026, dura 76 mesi ed è più lunga di ventinove delle trentaquattro espansioni datate. Ci sono due avvertenze da mettere accanto a questo numero, e sono entrambe importanti. La prima è che il numero non è definitivo: se il comitato datasse un picco a ritroso — cosa che fa sempre, con un ritardo che va da quattro a ventuno mesi — la durata andrebbe ricalcolata su quella data, non su oggi. La seconda è che una durata non è una probabilità: nella tavola non c’è nulla che suggerisca che un’espansione lunga finisca prima, e noi non lo affermiamo.
Il ritardo, che è la parte più utile della tavola
Le domande frequenti del comitato contengono una tavola che quasi nessuno riporta: la distanza in mesi fra il punto di svolta e l’annuncio. Sui sei picchi elencati i ritardi sono stati di 4, 5, 6, 8, 9 e 12 mesi; sui sei minimi di 8, 12, 15, 15, 20 e 21 mesi. Il minimo assoluto, quattro mesi, riguarda il picco del febbraio 2020, annunciato l’8 giugno 2020; il massimo, ventuno mesi, il minimo del marzo 1991, annunciato il 22 dicembre 1992.
Due conseguenze pratiche. La prima: i minimi vengono annunciati più tardi dei picchi, in media, e questo significa che la fine di una recessione è la notizia che arriva più in ritardo di tutte. Il minimo dell’aprile 2020 è stato annunciato il 19 luglio 2021, quando l’espansione successiva durava già quindici mesi. La seconda: una cronologia con l’ultimo aggiornamento al 14 marzo 2023 non prova che dopo il febbraio 2020 non ci sia stato nessun picco.Prova soltanto che, alla data in cui l’abbiamo letta, non ne era stato datato nessuno. La differenza fra le due frasi è tutta la differenza fra un dato e una conclusione.
C’è infine una qualità della cronologia che vale la pena riportare perché è rara: dal 1978, cioè da quando il comitato esiste nella forma attuale, nessuna data già annunciata è stata cambiata. Prima del 1978 alcune revisioni ci sono state. Il comitato aggiunge che cambierebbe una data se concludesse che quella scelta era sbagliata: la stabilità è un risultato, non una promessa.
Che cosa queste fonti non dicono
- La tavola non contiene le quattro fasi.Espansione e recessione sono le uniche due categorie che la fonte usa. «Ripresa», «surriscaldamento», «rallentamento» e simili non sono nella cronologia e non hanno una data d’inizio: sono descrizioni, non misure, e qui non compaiono.
- Il NBER non distingue le depressioni.Lo scrive esplicitamente: il periodo fra picco e minimo è una contrazione o recessione, senza gradazioni. L’uso della parola depressione per gli anni Trenta è comune ma non è una categoria della cronologia.
- Nessuna causa è indicata. La tavola contiene date e durate. Le spiegazioni sul perché una recessione sia cominciata non sono nella fonte e non sono in questa pagina.
- La cronologia è aggiornata al 14 marzo 2023.Qualunque affermazione su ciò che è successo dopo — compresa quella sulla durata dell’espansione in corso — è condizionata a questo, ed è scritta come tale.
- Non c’è un equivalente italiano.Chi cerca «le recessioni italiane» con date ufficiali non le troverà nelle fonti aperte qui; troverà le variazioni trimestrali del PIL pubblicate dall’Istat, che sono una cosa diversa e vanno trattate come tale nella guida su che cos’è il PIL.
- Che cosa non abbiamo aperto: il file Excel e la versione JSON della cronologia offerti dalla stessa pagina, di cui abbiamo usato la versione in tavola; e la pagina degli annunci storici del comitato, di cui riportiamo solo le date contenute nelle domande frequenti.
Come verificare da soli
- Aprire la pagina «US Business Cycle Expansions and Contractions» sul sito del NBER e cercare, sotto la tavola, la riga «Business cycle data last updated». È la prima cosa da guardare, e quasi nessuno la guarda.
- Trascrivere le due colonne dei mesi di picco e di minimo e calcolare le differenze in mesi. La media delle trentaquattro differenze deve venire 17,00: se non viene, una data è stata trascritta male.
- Calcolare anche la mediana. Il divario fra 17,00 e 13,5 è la parte che le sintesi omettono.
- Calcolare le espansioni come distanza fra un minimo e il picco successivo, ricordando di includere la prima, che parte dal minimo del dicembre 1854. Con quella la media viene 41,35 e coincide con la riga della fonte; senza, viene 41,70 e non coincide.
- Aprire le domande frequenti del comitato e cercare la parola «Elapsed»: la tavola dei ritardi fra svolta e annuncio sta lì.
Fonti aperte per questa pagina
- NBER — US Business Cycle Expansions and ContractionsLetta il 13 agosto 2026. Usata per: le trentaquattro coppie di date, le durate, le righe di sintesi della fonte e la data di ultimo aggiornamento della cronologia.
- NBER — Business Cycle DatingLetta il 13 agosto 2026. Usata per: le convenzioni su picco e minimo, la motivazione della classificazione del 2020 e l’elenco delle misure consultate dal comitato.
- NBER — Business Cycle Dating Procedure: Frequently Asked QuestionsLetta il 13 agosto 2026. Usata per: la tavola dei ritardi di annuncio, l’assenza di revisioni dal 1978, il rapporto fra cronologia mensile e trimestrale e la posizione sulle depressioni.
Registro delle modifiche
- 13 agosto 2026— pagina riscritta da zero. Dalla versione precedente sono stati tolti, e non riscritti: lo schema delle quattro fasi del ciclo presentato come se fosse una classificazione ufficiale; le durate medie citate senza il conto che le produce; le indicazioni su quali attività finanziarie si comportino meglio in ciascuna fase, che sono raccomandazioni travestite da descrizioni; e le parole chiave ricavate dallo slug dell’indirizzo. Al loro posto ci sono la cronologia contata per intero, il confronto fra le nostre medie e quelle pubblicate dalla fonte con la spiegazione della divergenza, le tredici recessioni del dopoguerra elencate e la tavola dei ritardi di annuncio.
Domande frequenti
Chi decide quando comincia e finisce un ciclo economico?▼
Per gli Stati Uniti il comitato di datazione del ciclo economico del National Bureau of Economic Research, un'istituzione privata di ricerca fondata nel 1920, il cui comitato esiste dal 1978. Non ha alcun ruolo istituzionale: la sua cronologia è diventata lo standard perché è l'unica che esiste. Per convenzione il mese di picco è l'ultimo dell'espansione e il mese di minimo è l'ultimo della recessione.
Quante recessioni sono state datate finora?▼
Trentaquattro, dalla coppia giugno 1857 – dicembre 1858 fino a quella febbraio 2020 – aprile 2020. La tavola parte dal minimo del dicembre 1854, che apre la prima espansione ma non chiude nessuna recessione. Al 13 agosto 2026 la pagina della cronologia dichiara «Business cycle data last updated: 03/14/2023» e l'ultimo punto di svolta datato resta il minimo dell'aprile 2020.
Quanto dura in media una recessione?▼
Diciassette mesi esatti sulle trentaquattro datate: abbiamo ricalcolato la media dalle date della tavola e viene 17,00, che è il numero che la tavola stessa riporta nella sua riga di sintesi 1854-2020. La mediana però è 13,5 mesi, cioè la media è tirata su da poche recessioni molto lunghe. La più lunga è quella cominciata nell'ottobre 1873, sessantacinque mesi; la più breve quella del febbraio 2020, due mesi.
Le recessioni sono diventate più brevi?▼
Sui dati, sì, e la differenza è grande. Raggruppando le trentaquattro recessioni per anno del picco: le sedici con picco fra il 1854 e il 1918 durano in media 21,56 mesi, le cinque fra il 1919 e il 1944 durano 20,20 mesi, e le tredici dal 1945 in poi durano 10,15 mesi. La tavola del NBER pubblica sue righe di sintesi con un raggruppamento diverso — 21,6, 18,2 e 10,3 — e la differenza sulla riga centrale nasce da quali cicli finiscono in quale gruppo, non da un errore.
Quanto dura l'espansione in corso?▼
Dal minimo dell'aprile 2020 all'agosto 2026 sono 76 mesi. È più lunga di 29 delle 34 espansioni datate; le cinque più lunghe della cronologia sono di 128, 120, 106, 92 e 80 mesi. Va detto che questo numero cresce di un mese al mese finché il NBER non data un nuovo picco, e che se lo datasse a ritroso — come fa sempre — il conteggio andrebbe rifatto.
Quanto tempo passa fra la svolta e l'annuncio?▼
Da quattro a ventuno mesi, secondo la tavola che il comitato pubblica nelle sue domande frequenti. Sui picchi i ritardi sono stati 4, 5, 6, 8, 9 e 12 mesi; sui minimi 8, 12, 15, 15, 20 e 21 mesi. Il comitato scrive che non esiste una regola temporale fissa perché aspetta abbastanza a lungo da evitare ogni dubbio e da lasciar passare le revisioni standard dei dati.
Il NBER ha mai cambiato una data già annunciata?▼
No, dal 1978 in poi. Nelle sue domande frequenti scrive che dalla creazione del comitato non ci sono state modifiche a punti di svolta già annunciati, mentre prima del 1978 alcune revisioni ci sono state. Aggiunge che cambierebbe la data di un picco o di un minimo passato se concludesse che quella scelta in precedenza era sbagliata.
Esiste una cronologia per l'Italia o per l'area euro?▼
Non fra le fonti aperte per questa pagina. L'Istat pubblica le variazioni trimestrali del PIL italiano ma non data i cicli; esiste un comitato di datazione per l'area euro presso il Centre for Economic Policy Research che non abbiamo aperto e di cui quindi non riportiamo nessuna data. Tutte le durate di questa pagina riguardano gli Stati Uniti.
Questa pagina è scritta da una persona sola: non esiste una redazione né un comitato editoriale dietro Vextor Capital, e nessun revisore è indicato perché nessuno ha revisionato questo testo. Le medie e le mediane sono state calcolate da noi sulle date della fonte, sull’intera tavola e non su un sottoinsieme, e dove il nostro raggruppamento differisce da quello della fonte lo abbiamo scritto invece di allinearlo.