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Il PIL non è un numero: è un numero con quattro qualificazioni, e senza quelle non significa niente

Quando l’Istat pubblica il prodotto interno lordo non scrive «il PIL è cresciuto dello 0,2 per cento». Scrive che il PIL, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è pari a 491.608 milioni di euro ed è cresciuto dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente. Quelle quattro qualificazioni non sono burocrazia: senza di esse il numero non è confrontabile né con il trimestre prima, né con l’anno prima, né con nessun altro paese. Questa pagina le smonta una per una e mostra, con due comunicati veri, che cosa succede quando si confronta un numero italiano con uno americano ignorandole.

Fonti, date, a chi si applica

I dati italiani vengono da due comunicati Istat: «Stima preliminare del Pil – II trimestre 2026», pubblicato il 30 luglio 2026, e «Conti economici trimestrali – I trimestre 2026», pubblicato il 29 maggio 2026. I dati statunitensi vengono dalle serie del Bureau of Economic Analysis distribuite da FRED, scaricate il 13 agosto 2026. Tutte le pagine citate sono state aperte il 13 agosto 2026.

Che cosa non è.Non è consulenza, non contiene previsioni di crescita e non contiene giudizi sull’andamento dell’economia italiana. Le conversioni fra variazione trimestrale e variazione annualizzata sono nostre e la formula è mostrata.

Il numero italiano più recente, per esteso

Ecco tutto ciò che la stima preliminare del secondo trimestre 2026 dice sul livello e sulle variazioni. Ogni riga è una frase del comunicato.

GrandezzaValore
Livello, valori concatenati anno di riferimento 2020491.608 milioni di euro
Variazione sul trimestre precedente+0,2 %
Variazione sullo stesso trimestre del 2025+1,0 %
Variazione acquisita per il 2026+0,8 %
Giornate lavorative rispetto al trimestre precedentele stesse
Giornate lavorative rispetto al secondo trimestre 2025una in più

Le quattro qualificazioni, tradotte. Valori concatenati significa che la serie è in volume, cioè al netto dei prezzi: se i prezzi salgono e le quantità restano ferme, il PIL in valori concatenati non si muove. Anno di riferimento 2020significa che l’ancoraggio dei prezzi è quello del 2020, e che se un giorno l’Istat lo sposterà l’intero livello della serie cambierà — le variazioni percentuali quasi no. Corretto per gli effetti di calendariosignifica che è stato tolto l’effetto del numero di giornate lavorative, che l’Istat dichiara ogni trimestre. Destagionalizzato significa che è stato tolto il profilo stagionale ricorrente, senza il quale ogni terzo trimestre italiano sembrerebbe una catastrofe.

Una conseguenza pratica di tutto questo: 491.608 milioni di euro non sono euro. Sono un’espressione in volume ancorata al 2020. Non si può dire «l’Italia ha prodotto 491 miliardi di euro di beni e servizi da aprile a giugno», perché quel numero non è una somma di spesa a prezzi correnti. È l’errore più frequente di tutti su questa grandezza, e nasce dal fatto che il numero ha un’unità di misura che sembra familiare.

Il confronto internazionale che quasi nessuno fa bene

A luglio 2026 l’Istat pubblica +0,2 per cento per l’Italia e il Bureau of Economic Analysis pubblica +1,5 per cento per gli Stati Uniti, entrambi riferiti al secondo trimestre 2026. Sembra un divario di 1,3 punti percentuali. Non lo è, perché le due istituzioni pubblicano due grandezze diverse: l’Istat la variazione congiunturalecosì com’è, il BEA la stessa variazione annualizzata, cioè elevata alla quarta potenza. Ecco le due righe rese omogenee.

Paese e trimestreSul trimestreAnnualizzataCome la pubblica la fonte
Italia, secondo trimestre 2026+0,2 %+0,80 %Istat, stima preliminare del 30 luglio 2026
Stati Uniti, secondo trimestre 2026+0,37 %+1,5 %Bureau of Economic Analysis, serie distribuita da FRED

Il conto è elementare e va mostrato. Per portare il numero italiano su base annualizzata: 1,002 elevato alla quarta è 1,008024, cioè +0,80 per cento. Per portare il numero americano su base trimestrale: la radice quarta di 1,015 è 1,003729, cioè +0,37 per cento. Il divario vero fra i due paesi in quel trimestre non è di 1,3 punti ma di circa 0,17 punti sul trimestre, ovvero 0,70 punti annualizzati.

Si può verificare che la conversione è quella giusta usando i livelli invece delle variazioni. Il PIL reale statunitense vale 24.180,419 miliardi di dollari concatenati 2017 nel primo trimestre 2026 e 24.270,599 nel secondo: 24.270,599 ÷ 24.180,419 = 1,003729, cioè lo 0,37 per cento sul trimestre, che elevato alla quarta dà 1,0150, cioè il +1,5 per cento pubblicato. La catena torna, e chiunque può rifarla.

Quando il numero cambia, e di quanto

Il PIL trimestrale italiano viene pubblicato due volte: una stima preliminare a circa trenta giorni dalla fine del trimestre e i conti economici trimestrali completi a circa sessanta. Sul primo trimestre 2026 le due pubblicazioni sono del 30 aprile e del 29 maggio 2026, e le cifre sono diverse.

Grandezza, primo trimestre 2026Stima preliminare, 30 aprileConti trimestrali, 29 maggio
Variazione congiunturale del PIL+0,2 %+0,3 %
Variazione tendenziale del PIL+0,7 %+0,8 %
Variazione acquisita per il 20260,5 %0,6 %

Un decimo di punto su ciascuna riga. È poco, e va detto: la revisione italiana del primo trimestre 2026 è piccola, e l’Istat la dichiara apertamente nel testo. Ma un decimo su una crescita trimestrale di due o tre decimi è, in proporzione, un terzo o metà del numero. E la conseguenza si propaga sulla variazione acquisita per l’anno, che passa da 0,5 a 0,6 per cento: chi ha scritto un titolo il 30 aprile ha scritto un numero che ventinove giorni dopo non esisteva più.

Nella stessa pubblicazione di luglio l’Istat aggiorna di nuovo la variazione acquisita, portandola da 0,6 a 0,8 per cento, e lo spiega: la dinamica congiunturale positiva del secondo trimestre «determina una revisione al rialzo di due decimali della crescita acquisita per l’anno 2026». Tre pubblicazioni, tre valori della stessa grandezza — 0,5, 0,6 e 0,8 — nell’arco di novanta giorni. Nessuno dei tre è sbagliato: sono lo stesso oggetto misurato con quantità diverse di informazione.

Da dove viene la crescita: i contributi che si sommano

I conti trimestrali scompongono la variazione del PIL nei contributi delle componenti della domanda, espressi in punti percentuali. La somma dei contributi deve dare la variazione, ed è la verifica più rapida che si possa fare su un comunicato. Ecco il primo trimestre 2026.

ComponenteContributo in punti percentuali
Consumi finali delle famiglie e delle istituzioni sociali private+0,3
Investimenti fissi lordi+0,1
Spesa delle amministrazioni pubbliche0,0
Variazione delle scorte−1,1
Domanda estera netta+0,9
Somma: variazione congiunturale del PIL+0,3

+0,3 +0,1 +0,0 −1,1 +0,9 = +0,2, contro il +0,3 pubblicato: la differenza è l’arrotondamento delle singole voci, e l’Istat dichiara i contributi arrotondati al decimo. Vale la pena notare che cosa dice questa scomposizione: la crescita del trimestre viene quasi tutta dalla domanda estera netta(+0,9 punti), con le scorte che sottraggono 1,1 punti — cioè le due voci più grandi hanno segno opposto e si elidono quasi del tutto. Un titolo del tipo «cresce l’economia italiana grazie ai consumi» sarebbe falso: i consumi delle famiglie contribuiscono per tre decimi.

Dal lato dell’offerta, lo stesso comunicato dà agricoltura −0,5 per cento, industria stazionaria e servizi +0,4 per cento; le ore lavorate crescono dello 0,3 per cento e i redditi da lavoro dipendente pro-capite dello 0,9 per cento. La stima preliminare del secondo trimestre 2026 conferma lo schema: crescita trainata dai servizi, flessione di agricoltura e industria, contributo negativo della componente estera netta — cioè il segno opposto rispetto al trimestre precedente.

Le due misure che dovrebbero coincidere

Il PIL si può misurare dal lato della spesa o dal lato del reddito: sono due strade verso lo stesso totale, e in un mondo senza errori di misura darebbero lo stesso numero. Nella pratica non lo danno, e la differenza ha un nome tecnico, discrepanza statistica. Non è un dettaglio da manuale: il comitato di datazione del ciclo economico del NBER scrive nelle sue domande frequenti di dare peso uguale alle due misure quando valuta un trimestre, e che la differenza fra loro «è stata particolarmente importante nelle recessioni del 2001 e del 2007-2009».

Ne segue una cosa utile e poco nota: quando si legge «il PIL è sceso», si sta leggendo una delle due misure. L’altra può dire qualcosa di diverso, e nei momenti in cui la differenza conta di più — le svolte del ciclo — è anche quando divergono di più. Il conto su che cosa questo comporta per la regola dei due trimestri sta nella guida sugli indicatori di recessione.

Un ultimo dato di contesto, perché aiuta a dimensionare le variazioni di cui si parla: la serie della variazione trimestrale annualizzata del PIL reale statunitense contiene 317 trimestri dal secondo trimestre 1947 al secondo trimestre 2026, e 45 di essi sono negativi, cioè il 14,2 per cento. Un trimestre negativo non è un evento raro: capita in media una volta ogni sette.

Che cosa queste fonti non dicono

Come verificare da soli

  1. Aprire su istat.it/comunicato-stampa/ la stima preliminare del trimestre e i conti economici trimestrali dello stesso trimestre, e confrontare le due prime righe. La seconda pubblicazione, quando rivede, lo scrive.
  2. Nel comunicato dei conti trimestrali, sommare i contributi in punti percentuali delle componenti della domanda: devono dare la variazione del PIL a meno degli arrotondamenti.
  3. Scaricare il livello americano: fred.stlouisfed.org/graph/fredgraph.csv?id=GDPC1. Dividere l’ultimo trimestre per il precedente ed elevare alla quarta: si ottiene il numero pubblicato come variazione annualizzata.
  4. Elevare alla quarta anche il numero italiano, o estrarre la radice quarta di quello americano. Finché non si fa una delle due cose, i due numeri non sono confrontabili.
  5. Cercare nella pagina delle domande frequenti del NBER la parola «discrepancy»: la risposta sul rapporto fra PIL e reddito interno lordo sta lì.

Fonti aperte per questa pagina

Registro delle modifiche

Domande frequenti

Quanto vale il PIL italiano?

Nella stima preliminare del secondo trimestre 2026, pubblicata dall'Istat il 30 luglio 2026 e letta il 13 agosto 2026, il prodotto interno lordo espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è pari a 491.608 milioni di euro. È un valore trimestrale, non annuo, ed è in volume: non è la somma di quello che si è speso in euro correnti in quei tre mesi.

Che cosa vuol dire «valori concatenati con anno di riferimento 2020»?

Vuol dire che la serie è espressa in volume, cioè al netto delle variazioni di prezzo, e che i confronti sono ancorati alla struttura di prezzi del 2020. È il motivo per cui il numero non coincide con nessuna somma di spesa in euro correnti e per cui non si può convertire in «quanto ha speso l'Italia». Un cambio dell'anno di riferimento riscrive l'intera serie storica: il livello cambia, le variazioni percentuali quasi no.

Perché la crescita italiana è +0,2 e quella americana +1,5?

Perché non sono la stessa grandezza. L'Istat pubblica la variazione rispetto al trimestre precedente così com'è; il Bureau of Economic Analysis pubblica la stessa variazione annualizzata, cioè elevata alla quarta. Un +0,2 per cento trimestrale italiano corrisponde a +0,80 per cento annualizzato; un +1,5 per cento annualizzato americano corrisponde a +0,37 per cento sul trimestre. Confrontare i due numeri così come sono pubblicati significa sbagliare di un fattore quattro.

Quante volte cambia il numero dopo la prima pubblicazione?

Almeno una volta, e per il primo trimestre 2026 è documentato dall'Istat stessa. La stima preliminare del 30 aprile 2026 dava +0,2 per cento congiunturale e +0,7 per cento tendenziale; i conti economici trimestrali del 29 maggio 2026 danno +0,3 e +0,8. Un decimo in più su entrambe, e con esso la variazione acquisita per l'anno passa da 0,5 a 0,6 per cento. L'Istat lo scrive: «L'acquisizione di informazioni più complete sul trimestre ha comportato una revisione al rialzo della stima preliminare».

Che cos'è la variazione acquisita?

È la crescita media annua che si otterrebbe se il PIL restasse fermo al livello dell'ultimo trimestre disponibile per tutto il resto dell'anno. Per il 2026, dopo il primo trimestre valeva 0,6 per cento; dopo il secondo trimestre vale 0,8 per cento. Non è una previsione: è un'aritmetica su ciò che è già stato misurato, sotto un'ipotesi che non si verifica quasi mai.

Il PIL misura il benessere?

Non è una domanda a cui questa pagina risponde, perché la risposta non sta in nessuna delle fonti aperte. Quello che sta nelle fonti è che cosa il PIL conta: la produzione di beni e servizi finali di un territorio in un periodo, in volume, corretta per giornate lavorative e stagionalità. Che cosa resti fuori da quel perimetro è una domanda di contabilità nazionale, non di opinione, e va posta ai manuali metodologici che qui non abbiamo aperto.

Perché l'Istat parla di «giornate lavorative»?

Perché il numero di giorni in cui si lavora cambia da un trimestre all'altro e influenza la produzione misurata. L'Istat lo dichiara ogni volta: il secondo trimestre 2026 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una in più rispetto al secondo trimestre 2025; e il 2026 nel suo complesso ha tre giornate lavorative in più del 2025. Le serie «corrette per gli effetti di calendario» sono quelle da cui questo effetto è stato tolto.

PIL e reddito interno lordo sono la stessa cosa?

In teoria misurano la stessa grandezza da due lati, la spesa e il reddito; in pratica differiscono, e la differenza ha un nome, discrepanza statistica. Il comitato di datazione del ciclo economico del NBER scrive nelle sue domande frequenti di dare peso uguale ai due, e che la discrepanza fra loro è stata particolarmente rilevante nelle recessioni del 2001 e del 2007-2009. Chi cita «il PIL» sta citando uno dei due lati.

Questa pagina è scritta da una persona sola: non esiste una redazione né un comitato editoriale dietro Vextor Capital, e nessun revisore è indicato perché nessuno ha revisionato questo testo. Le conversioni fra basi trimestrale e annualizzata sono aritmetica applicata ai valori delle fonti citate, ed è mostrato ogni volta quale operazione è stata fatta.

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