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«Il dollaro è forte» è una frase incompleta: dipende contro chi

Il Board of Governors della Federal Reserve pubblica tre indice del dollaro della stessa famiglia, con la stessa base e la stessa data di partenza: uno ampio, uno contro le valute delle economie con mercati emergenti e uno contro quelle delle economie avanzate estere. Sono la migliore dimostrazione disponibile che una frase sul cambio senza un termine di paragone non significa nulla: dal 2 gennaio 2006 al 7 agosto 2026 il dollaro è salito del 26,4 per cento contro il primo gruppo e del 10,4 per cento contro il secondo. Stessa fonte, stessi giorni, sedici punti percentuali di differenza.

Fonti, date, a chi si applica

Le tre serie sono gli indici di cambio ponderati per il commercio del Board of Governors della Federal Reserve, distribuiti da FRED con base 100 al 2 gennaio 2006 e scaricati il 13 agosto 2026. Ciascuna ha 5.376 righe; le giornate in cui tutte e tre hanno un valore sono 5.164, dal 2 gennaio 2006 al 7 agosto 2026, e tutti i conteggi di questa pagina sono fatti su quell’insieme comune.

Che cosa non è. Non è consulenza, non contiene previsioni di cambio, non contiene affermazioni causali sugli effetti del dollaro sulle economie emergenti e non contiene la composizione dei panieri, che sta in documenti metodologici che non abbiamo aperto. Le percentuali e i rapporti sono nostri.

Vent’anni in tre righe

Ogni riga è la stessa domanda posta a un paniere diverso: quanto vale oggi il dollaro rispetto al 2 gennaio 2006? Le tre risposte sono tutte corrette.

Indice2 gennaio 20067 agosto 2026VariazioneMassimoMinimo
Indice ampio101,4155119,0649+17,4 %130,0413 — 13 gennaio 202585,4692 — 26 luglio 2011
Contro le valute delle economie con mercati emergenti100,9386127,5866+26,4 %139,9892 — 9 aprile 202589,1519 — 25 luglio 2008
Contro le valute delle economie avanzate estere101,7857112,3595+10,4 %124,8505 — 26 settembre 202281,3834 — 2 maggio 2011

I conti sono verificabili in una riga ciascuno: 119,0649 ÷ 101,4155 = 1,1740, cioè +17,4 per cento; 127,5866 ÷ 100,9386 = 1,2640, cioè +26,4 per cento; 112,3595 ÷ 101,7857 = 1,1039, cioè +10,4 per cento. La distanza fra la seconda e la terza risposta — sedici punti percentuali su vent’anni — è tutta la differenza fra dire «il dollaro si è rafforzato molto» e «il dollaro si è rafforzato poco».

Le colonne degli estremi contengono la seconda cosa che nessuno riporta: i tre massimi cadono in tre date diverse, distanti due anni e mezzo. Il 26 settembre 2022 per le economie avanzate, il 13 gennaio 2025 per l’indice ampio, il 9 aprile 2025 per i mercati emergenti. Anche i minimi sono su tre date diverse: 2008, 2011 e 2011. Non esiste «il massimo del dollaro»: ne esistono tre.

Otto giornate, per capire come si muovono

Ogni riga è una singola giornata, con i tre valori dove tutti e tre sono rilevanti. Il trattino indica che quella giornata è stata scelta per un altro indice e il valore non aggiunge nulla alla lettura.

GiornataAmpioEmergentiAvanzatePerché questa riga
2 gennaio 2006101,4155100,9386101,7857Prima osservazione comune, base della serie
25 luglio 200889,1519Minimo assoluto dell'indice sui mercati emergenti
2 maggio 201181,3834Minimo assoluto dell'indice sulle economie avanzate
23 marzo 2020126,1262137,2907116,9532Una delle giornate più alte per tutti e tre
18 agosto 2020Massimo del rapporto fra i due gruppi: 124,02 in base 100
5 gennaio 2021110,9574121,6096102,1507Il livello più basso del periodo recente per l'indice ampio
26 settembre 2022128,4539133,8426124,8505Massimo assoluto dell'indice sulle economie avanzate
7 agosto 2026119,0649127,5866112,3595Ultima osservazione disponibile

La riga del 26 settembre 2022è la più istruttiva. Quel giorno l’indice sulle economie avanzate tocca il suo massimo assoluto, 124,8505; l’indice sui mercati emergenti vale 133,8426, cioè menodi quanto varrà due anni e mezzo dopo, e meno del proprio massimo di 139,9892. Un giorno di «dollaro fortissimo» per un gruppo di valute e di dollaro non ancora al culmine per l’altro.

Una giornata su tre va in due direzioni

Il conteggio più utile di questa pagina è anche il più semplice. Su 5.131 giornate in cui entrambi gli indici — emergenti e avanzate — registrano una variazione non nulla rispetto alla giornata precedente, quelle in cui le due variazioni hanno segno opposto sono 1.548, cioè il 30,2 per cento.

Quasi una giornata su tre il dollaro sale contro un gruppo di valute e scende contro l’altro. Non è un dettaglio tecnico: significa che la frase «oggi il dollaro si è rafforzato» ha una probabilità su tre di essere vera e falsa insieme, a seconda dell’indice a cui si riferisce chi la pronuncia.

La divergenza cumulata si misura con il rapporto fra i due indici, riportato a 100 alla prima osservazione comune. Su questa base vale 114,51 al 7 agosto 2026: il dollaro si è apprezzato del 14,51 per cento in più contro le valute emergenti che contro quelle avanzate. Il rapporto ha toccato il suo massimo a 124,02 il 18 agosto 2020 e il minimo a 97,40 il 10 aprile 2015 — cioè in quel giorno del 2015 il dollaro era, rispetto al 2006, più forte contro le valute avanzate che contro quelle emergenti. Il segno della divergenza si è ribaltato.

Anno per anno, ventun righe

Il totale di vent’anni nasconde quello che succede dentro. Ogni riga della tabella è la variazione dell’indice fra l’ultima giornata comune dell’anno precedente e l’ultima dell’anno indicato, calcolata sullo stesso insieme di 5.164 giornate. La colonna «divario» è la distanza in punti percentuali fra la colonna dei mercati emergenti e quella delle economie avanzate: è la misura dell’anno in cui la stessa frase sul dollaro sarebbe stata più fuorviante.

AnnoAmpioEmergentiAvanzateDivarioNota
2006−4,32−3,01−5,332,32dal 2 gennaio, anno parziale
2007−7,63−4,53−9,975,44divario massimo del periodo
2008+10,07+10,32+9,860,46
2009−5,82−4,12−7,233,11
2010−2,58−4,40−0,883,52
2011+2,11+4,01+0,363,65
2012−1,45−2,79−0,152,64
2013+2,72+2,01+3,431,42
2014+9,33+7,30+11,414,11
2015+10,81+10,77+10,860,09i tre indici quasi indistinguibili
2016+4,41+6,79+2,024,77
2017−6,99−5,40−8,623,22
2018+4,99+4,85+5,140,29
2019−0,78−0,44−1,110,67
2020−2,92−0,22−5,665,44divario massimo, a pari merito con il 2007
2021+3,56+2,10+5,193,09
2022+5,33+3,65+7,143,49
2023−2,47−2,46−2,490,03divario minimo: tre centesimi di punto
2024+9,17+10,73+7,583,15
2025−7,37−6,45−8,311,86
2026−0,57−2,11+1,053,16fino al 7 agosto; unico anno con segni opposti

Tre cose si leggono solo qui. La prima: il divario massimo è 5,44 punti percentuali, e non appartiene a un anno solo. Il 2007 e il 2020 lo condividono, arrotondati al centesimo — nel 2007 il dollaro perde il 4,53 per cento contro le valute emergenti e il 9,97 contro quelle avanzate, nel 2020 lo 0,22 contro le prime e il 5,66 contro le seconde. La seconda: nel 2023 le due variazioni distano tre centesimi di punto (−2,46 e −2,49) e nel 2015 nove centesimi. Un anno in cui la distinzione fra i due panieri non serviva a niente e un anno in cui valeva più di cinque punti stanno nella stessa tabella, senza preavviso.

La terza: su venti variazioni annuali, in diciannovei tre indici hanno lo stesso segno. L’unico anno in cui emergenti e avanzate vanno in direzioni opposte è il 2026, ancora incompleto — e proprio questo mostra il limite del conteggio annuale rispetto a quello giornaliero: sui giorni i segni opposti sono il 30,2 per cento, sugli anni il 5. Aggregare non cancella la divergenza, la nasconde. L’indice ampio chiude in rialzo in 10 dei 20 anni, quello sui mercati emergenti in 10, quello sulle economie avanzate in 11.

Come si muovono, giornata per giornata

Le 5.164 giornate comuni producono 5.163 variazioni per ciascun indice. Contarle per segno dice una cosa che la percentuale totale non dice: quale indice si muove di più e quale si muove più spesso.

IndiceGiornate in rialzoIn ribassoInvariateGiornata miglioreGiornata peggioreScarto tipo
Indice ampio2.5472.6160+1,91 % — 22 settembre 2011−2,53 % — 19 marzo 20090,342
Mercati emergenti2.4722.6901+2,98 % — 8 ottobre 2008−2,26 % — 14 ottobre 20080,320
Economie avanzate2.6182.51431+2,50 % — 15 dicembre 2016−4,01 % — 19 marzo 20090,438

Il risultato è controintuitivo e va detto per intero: l’indice sulle economie avanzate è il più volatile dei tre, con uno scarto tipo giornaliero di 0,438 punti percentuali contro 0,320 di quello sui mercati emergenti. La giornata peggiore dell’intero periodo è la sua, −4,01 per cento il 19 marzo 2009; la migliore è invece dei mercati emergenti, +2,98 per cento l’8 ottobre 2008. Il paniere «emergente» si muove meno, non di più, e chi si aspettava il contrario stava applicando all’indice un’idea presa da un’altra classe di attività.

Le giornate invariate sono zero per l’indice ampio, una per quello sui mercati emergenti e trentunoper quello sulle economie avanzate. È un’anomalia che dichiariamo senza spiegarla: non abbiamo aperto la documentazione metodologica che direbbe come vengono trattate le giornate di chiusura dei mercati nelle valute che compongono ciascun paniere, e senza quella qualunque interpretazione sarebbe un’ipotesi. Il correlato delle variazioni giornaliere fra i due panieri, calcolato sulle stesse 5.163 coppie, vale 0,587: si muovono insieme più spesso che a caso, e molto meno di quanto faccia pensare la parola «dollaro» usata al singolare.

Anche il tempo passato sopra la base racconta tre storie. Su 5.164 giornate, l’indice ampio sta a 100 o più in 3.071, quello sui mercati emergenti in 3.279, quello sulle economie avanzate in 2.994. E la caduta massima da un massimo precedente — il calo peggiore che un indice ha subito prima di recuperare — è del 19,39 per cento per l’ampio (fino al 26 luglio 2011), del 17,63 per cento per gli emergenti (stessa data) e del 21,23 per cento per le avanzate (fino al 2 maggio 2011).

Perché la serie non comincia nel 1973, anche se un indice del dollaro esiste dal 1973

Questa è la trappola più costosa di tutta la pagina, e nasce dal fatto che lo stesso editore ha pubblicato famiglie diverse. Il Board of Governors distribuiva un indice ampio dal 4 gennaio 1995 (6.328 osservazioni) e uno sulle valute principali dal 2 gennaio 1973 (11.834 osservazioni): FRED li conserva come DTWEXB e DTWEXM. Entrambi si fermano il 31 dicembre 2019. La famiglia usata in questa pagina comincia il 2 gennaio 2006 e non esiste prima.

Il 31 dicembre 2019 le due serie ampie coesistono, e danno numeri diversi: 128,0097 la vecchia, 114,669 la nuova. Non è un errore di nessuno dei due: hanno basi e panieri diversi. Il problema nasce quando qualcuno vuole una storia lunga e le incolla. Le due si sovrappongono su 3.514 giornate, dal 2 gennaio 2006 al 31 dicembre 2019, e il rapporto fra la vecchia e la nuova non è costante: varia da 1,0795 a 1,1166. Un raccordo fatto con un coefficiente unico — il modo in cui di solito si incollano due indici — sposterebbe i valori di oltre tre punti percentuali nei giorni in cui il rapporto è più lontano da quello scelto, senza che la serie risultante porti alcuna traccia dell’operazione.

La conseguenza pratica è secca: qualunque affermazione su «il dollaro dagli anni Settanta» che usi i numeri di questa pagina è falsa, perché questi numeri non arrivano lì. Chi vuole quel periodo deve usare DTWEXM, dichiarare che si riferisce a un paniere di valute principali e non a tutto il commercio, e fermarsi al 31 dicembre 2019.

Dove stanno oggi rispetto ai propri estremi

Al 7 agosto 2026 l’indice ampio è l’8,4 per centosotto il proprio massimo, quello sui mercati emergenti l’8,9 per cento e quello sulle economie avanzate il 10,0 per cento. Le tre distanze si assomigliano, ma vanno lette sapendo che sono calcolate rispetto a tre date diverse: settembre 2022, gennaio 2025 e aprile 2025.

Un’ultima osservazione sulla lunghezza della serie. Vent’anni e mezzo di dati giornalieri sono 5.164 osservazioni, che sembrano molte; ma contengono tre massimi e tre minimi, cioè sei eventi. Su sei eventi non si costruisce una regolarità, e questa pagina non ne costruisce: elenca le date e i valori, e lascia il resto a chi ha altre fonti.

Che cosa queste fonti non dicono

Come verificare da soli

  1. Scaricare i tre indici: fred.stlouisfed.org/graph/fredgraph.csv?id=DTWEXBGS, id=DTWEXEMEGS e id=DTWEXAFEGS.
  2. Verificare che le tre serie comincino tutte il 2 gennaio 2006 con un valore vicino a 100: è la base comune che rende leciti i confronti percentuali.
  3. Dividere l’ultima riga per la prima in ciascun file. Le tre percentuali devono venire diverse fra loro: è il risultato principale di questa pagina.
  4. Cercare il massimo di ciascuna serie e la sua data. Le tre date non coincidono.
  5. Calcolare le variazioni giornaliere di due delle serie e contare in quante giornate hanno segno opposto: devono essere 1.548 su 5.131 fra emergenti e avanzate.
  6. Per la tabella annuale: tenere l’ultima giornata comune di ogni anno e dividerla per quella dell’anno prima. Il divario fra emergenti e avanzate deve valere 5,44 punti nel 2007 e 5,44 nel 2020, e 0,03 nel 2023.
  7. Per la discontinuità: scaricare id=DTWEXB e confrontare il 31 dicembre 2019 con la stessa data di DTWEXBGS. I due valori devono essere 128,0097 e 114,669, e il rapporto fra le due serie sulle 3.514 giornate comuni non deve risultare costante.

Fonti aperte per questa pagina

Registro delle modifiche

Domande frequenti

Che cos'è «l'indice del dollaro»?

Non è uno solo. Il Board of Governors della Federal Reserve ne pubblica tre nella stessa famiglia, con la stessa base e la stessa data di partenza: uno ampio, uno riferito alle valute delle economie con mercati emergenti e uno riferito alle valute delle economie avanzate estere. Le tre serie hanno 5.164 osservazioni giornaliere comuni dal 2 gennaio 2006 al 7 agosto 2026, e danno risultati diversi.

Di quanto è salito il dollaro in vent'anni?

Dipende da contro che cosa. Dal 2 gennaio 2006 al 7 agosto 2026 l'indice ampio è passato da 101,4155 a 119,0649, cioè +17,4 per cento; quello contro le valute dei mercati emergenti da 100,9386 a 127,5866, cioè +26,4 per cento; quello contro le valute delle economie avanzate da 101,7857 a 112,3595, cioè +10,4 per cento. Sedici punti percentuali di differenza fra il primo e il terzo, sugli stessi giorni.

I tre indici hanno toccato il massimo lo stesso giorno?

No, e le date sono distanti fra loro. Il massimo dell'indice contro le economie avanzate è del 26 settembre 2022, quello dell'indice ampio del 13 gennaio 2025 e quello contro i mercati emergenti del 9 aprile 2025. Sono due anni e mezzo di distanza fra il primo e l'ultimo: chi cita «il massimo del dollaro» senza dire quale indice sta citando una data fra tre.

I due gruppi di valute si muovono insieme?

Meno di quanto sembri. Su 5.131 giornate in cui entrambi gli indici registrano una variazione non nulla, in 1.548 — cioè il 30,2 per cento — le due variazioni hanno segno opposto: il dollaro sale contro un gruppo e scende contro l'altro nello stesso giorno. Quasi una giornata su tre.

Come si misura la divergenza fra i due gruppi?

Un modo semplice è il rapporto fra i due indici, riportato a 100 alla prima osservazione comune. Su questa base il rapporto vale 114,51 al 7 agosto 2026: significa che il dollaro si è apprezzato del 14,51 per cento in più contro le valute emergenti che contro quelle avanzate. Il valore più alto del rapporto è 124,02 il 18 agosto 2020, il più basso 97,40 il 10 aprile 2015.

Che cosa misurano esattamente questi indici?

Sono indici di cambio ponderati per il commercio, pubblicati dal Board of Governors della Federal Reserve e distribuiti da FRED con base 100 al 2 gennaio 2006. Un valore superiore a 100 indica un dollaro più forte rispetto a quella data. Non sono rendimenti, non tengono conto dei tassi di interesse e non dicono nulla su cosa sia successo dentro le singole valute che li compongono.

Un dollaro forte danneggia i mercati emergenti?

Questa pagina non lo afferma: sarebbe una relazione causale, e le serie usate qui contengono soltanto cambi. Quello che si può misurare, e misuriamo, è che il dollaro si è apprezzato più contro le valute emergenti che contro quelle avanzate, di quanto e in quali periodi. Ogni passaggio da questo a un effetto su un'economia richiede altre fonti che non abbiamo aperto.

Dove stanno i tre indici oggi rispetto ai loro massimi?

Al 7 agosto 2026 l'indice ampio è l'8,4 per cento sotto il proprio massimo, quello contro i mercati emergenti l'8,9 per cento sotto il proprio e quello contro le economie avanzate il 10,0 per cento sotto il proprio. Le tre distanze sono simili, ma sono calcolate rispetto a tre date diverse.

Questa serie permette di risalire agli anni Settanta?

No. La famiglia usata qui comincia il 2 gennaio 2006 e non esiste prima. Il Board of Governors pubblicava altri due indici — uno ampio dal 4 gennaio 1995 e uno sulle valute principali dal 2 gennaio 1973 — ma li ha interrotti il 31 dicembre 2019 e hanno una base diversa. Il 31 dicembre 2019, ultimo giorno in cui entrambi esistono, l'indice ampio vecchio vale 128,0097 e quello nuovo 114,669: stesso giorno, stesso editore, stessa parola «broad», due numeri diversi.

Si possono unire la serie vecchia e quella nuova per avere cinquant'anni di storia?

Non moltiplicando per un fattore fisso. Le due serie ampie si sovrappongono su 3.514 giornate, dal 2 gennaio 2006 al 31 dicembre 2019, e il rapporto fra la vecchia e la nuova non è costante: va da 1,0795 a 1,1166. Chi le incolla con un coefficiente unico introduce un errore che nei punti peggiori supera il tre per cento, senza che la serie risultante lo dichiari.

In quanti anni i due gruppi di valute hanno preso direzioni opposte?

Su venti variazioni annuali complete o parziali calcolate dalla prima all'ultima giornata comune di ogni anno, in diciannove i tre indici hanno lo stesso segno. L'unico anno con segni opposti fra emergenti e avanzate è il 2026, ancora incompleto: al 7 agosto il dollaro è sceso del 2,11 per cento contro le valute emergenti e salito dell'1,05 contro quelle avanzate.

Questa pagina è scritta da una persona sola: non esiste una redazione né un comitato editoriale dietro Vextor Capital, e nessun revisore è indicato perché nessuno ha revisionato questo testo. Tutti i conteggi sono stati fatti sull’insieme delle giornate in cui tutte e tre le serie hanno un valore, dichiarato in testa alla pagina, e non su un sottoinsieme scelto.

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