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Il dato sul lavoro è quello che cambia di più dopo essere stato pubblicato, e si può misurare quanto

Il numero mensile degli occupatiè la statistica macroeconomica più commentata del mondo, ed è anche quella che viene corretta più spesso. Non è un’impressione: le versioni datate dei file sono pubbliche, e si può prendere il valore come fu pubblicato la prima volta e confrontarlo con quello di oggi, mese per mese. Lo abbiamo fatto per trenta mesi consecutivi: venticinque variazioni mensili su trenta sono state riviste al ribasso, cinque hanno cambiato segno, e la differenza media vale 76.600 posti di lavoro. Nella stessa pagina, i dati italiani più recenti e un mese del 2025 che semplicemente non esiste.

Fonti, date, a chi si applica

I dati italiani vengono dal comunicato Istat «Occupati e disoccupati», dati provvisori riferiti a giugno 2026, pubblicato il 30 luglio 2026; la prossima diffusione è indicata dal comunicato stesso per il 1° settembre 2026. I dati statunitensi vengono dalle serie del Bureau of Labor Statistics distribuite da FRED e dalle loro versioni datate conservate da ALFRED, scaricate il 13 agosto 2026. Tutte le fonti sono state aperte il 13 agosto 2026.

Che cosa non è.Non è consulenza, non contiene previsioni sull’occupazione e non confronta il tasso italiano con quello americano, perché le note metodologiche che definiscono le due popolazioni di riferimento non sono state aperte. I conteggi sulle revisioni sono nostri e il metodo è descritto per intero.

L’Italia a giugno 2026, riga per riga

Il comunicato italiano è mensile e provvisorio, e contiene tre confronti diversi per ogni grandezza: sul mese precedente, sul trimestre precedente e sullo stesso mese dell’anno prima. Riportarne uno solo è il modo più semplice di far dire al dato quello che si vuole, quindi eccoli tutti.

Grandezza, giugno 2026ValoreConfronti dichiarati dalla fonte
Occupati24.310 milastabile sul mese; +131 mila su giugno 2025
Tasso di occupazione62,9 %invariato sul mese; +0,3 punti su giugno 2025
Tasso di disoccupazione5,7 %+0,4 punti sul mese
Tasso di disoccupazione giovanile18,4 %+1,5 punti sul mese
Tasso di inattività, 15-64 anni33,2 %−0,3 punti sul mese
Dipendenti permanenti16.491 milain calo sul mese; +98 mila su giugno 2025
Dipendenti a termine2.542 milain crescita sul mese; +33 mila su giugno 2025
Autonomi5.277 milain calo sul mese; stabili su giugno 2025

Questa tabella contiene un esempio perfetto di come lo stesso mese possa produrre due titoli opposti, entrambi veri. Sul mese, il tasso di disoccupazionesale di 0,4 punti al 5,7 per cento e le persone in cerca di lavoro aumentano di 97 mila unità: è un peggioramento. Sull’anno, le persone in cerca di lavoro diminuiscono di 54 mila unità, cioè del 3,6 per cento, e gli occupati aumentano di 131 mila: è un miglioramento. Nessuno dei due è il dato «giusto»: sono due confronti diversi sullo stesso numero.

C’è poi un meccanismo che rende il tasso di disoccupazione più insidioso di quanto sembri. A giugno 2026 gli occupati sono stabili, gli inattivi fra 15 e 64 anni calano di 103 mila unità e le persone in cerca di lavoro salgono di 97 mila. Cioè: il tasso è salito senza che nessuno abbia perso il lavoro, perché persone che prima non cercavano hanno cominciato a cercare. Il tasso di occupazione lo dice meglio: è rimasto invariato al 62,9 per cento. Guardare i due tassi insieme è l’unico modo di non leggere male il mese.

Gli Stati Uniti a luglio 2026

I dati americani arrivano da due indagini diverse condotte lo stesso mese: una sulle famiglie, da cui vengono i tassi, e una sulle imprese, da cui viene il numero degli occupati non agricoli. È il motivo per cui possono dire cose diverse, ed è anche il motivo per cui una di esse ha un buco e l’altra no.

Grandezza, luglio 2026ValoreLunghezza della serie
Tasso di disoccupazione U-34,1 %943 osservazioni dal gennaio 1948
Tasso allargato U-67,9 %391 osservazioni dal gennaio 1994
Tasso di partecipazione alla forza lavoro61,4 %943 osservazioni dal gennaio 1948
Occupati non agricoli158.858 mila1.051 osservazioni dal gennaio 1939
Variazione mensile degli occupati non agricoli−23 milaprima stima del 7 agosto 2026, non ancora rivista

Il rapporto fra i due tassi merita un’occhiata: 7,9 diviso 4,1 fa 1,93. La misura allargata è quasi il doppio di quella ufficiale, e questo rapporto non è una costante — cambia con il ciclo. Chi cita solo il 4,1 per cento non sta sbagliando, ma sta scegliendo una delle due misure che la stessa fonte pubblica lo stesso giorno.

Trenta mesi, trenta prime stime, trenta confronti

Ecco il cuore di questa pagina. Il metodo è semplice e ripetibile: per ogni mese si recupera il file degli occupati non agricoli come eranel giorno in cui quel mese fu pubblicato per la prima volta, si legge l’ultima riga — che è la prima stima — e la si confronta con il valore che la stessa riga ha oggi. La differenza è la revisione.

La finestra esaminata va da gennaio 2024 a luglio 2026, cioè 31 mesi. Ne abbiamo recuperati 30: manca ottobre 2025, e non per un limite del metodo — quel mese non è mai stato pubblicato da solo come mese nuovo. La tabella riporta tredici righe scelte per illustrare i casi limite; le altre diciassette hanno lo stesso segno e ordini di grandezza intermedi.

MesePrima stima, migliaiaValore odierno, migliaiaRevisione
gennaio 2024+353+175−178
maggio 2024+272+78−194
agosto 2024+142+9−133
ottobre 2024+12+33+21
gennaio 2025+143−48−191
marzo 2025+228+67−161
giugno 2025+147−20−167
agosto 2025+22−70−92
dicembre 2025+50−17−67
gennaio 2026+130+160+30
marzo 2026+178+214+36
maggio 2026+172+63−109
luglio 2026−23−230

Il conteggio sulla popolazione intera dei trenta mesi: 25 revisioni al ribasso, 4 al rialzo, 1 nulla. La differenza media è di −76,6 mila posti, la mediana di −72 mila, la più grande al ribasso −194 mila (maggio 2024) e la più grande al rialzo +36 mila (marzo 2026). Cinque mesi hanno cambiato segno, tutti da positivo a negativo.

Due precisazioni necessarie, perché senza di esse il numero verrebbe letto peggio di quanto merita. La prima: una parte di queste revisioni non è una correzione del mese ma una revisione di riferimento, cioè un riallineamento periodico dell’intero livello della serie. Si vede a occhio: fra la pubblicazione del 6 febbraio 2026, che dava dicembre 2025 a 159.526 mila, e quella del 6 marzo 2026, il livello scende di circa un milione di posti su tutta la serie recente. Non è un errore mensile ed è per questo che la tabella confronta le variazioni mensili e non i livelli.

La seconda: i mesi più recenti hanno revisioni più piccole semplicemente perché hanno avuto meno tempo. Luglio 2026 ha revisione zero perché è appena uscito. Chi ricava da questa tabella la conclusione «ultimamente le revisioni sono diventate più piccole» sta guardando l’età dei dati, non la loro qualità.

Il confronto che dà la misura.Sull’indice armonizzato dei prezzi italiano, misurato con lo stesso identico criterio — primo dato pubblicato contro dato odierno — su 355 mesi confrontabili le revisioni sono cinque, tutte da un decimo di punto. Su trenta mesi di occupati americani sono ventinove. Non tutte le statistiche macroeconomiche sono ugualmente stabili, e la differenza è di ordini di grandezza; il conto sull’altra serie sta nella guida su inflazione e deflazione.

Il mese che non c’è

Contando i valori mancanti sull’intera lunghezza di ciascuna serie si ottiene questo, ed è un risultato netto: le serie che nascono dall’indagine sulle famiglie hanno esattamente un buco in tutta la loro storia, e quel buco è ottobre 2025.

SerieOsservazioniDalValori mancanti
Tasso di disoccupazione U-3943gennaio 1948ottobre 2025
Tasso allargato U-6391gennaio 1994ottobre 2025
Tasso di partecipazione alla forza lavoro943gennaio 1948ottobre 2025
Occupati non agricoli1.051gennaio 1939nessuno

Il percorso delle pubblicazioni si ricostruisce dalle versioni datate del file degli occupati, ed è istruttivo: la versione del 5 settembre 2025 arriva ad agosto 2025; quelle del 3 ottobre, del 7 novembre e del 14 novembre 2025 arrivano ancora ad agosto 2025 — cioè per oltre due mesi non è uscito nessun mese nuovo; quella del 21 novembre 2025 arriva a settembre; e la prima che contiene ottobre 2025 è quella del 2 gennaio 2026, che lo contiene già insieme a novembre.

Le conseguenze pratiche sono due e vanno scritte. La prima: qualunque variazione su dodici mesi che attraversi ottobre 2025 non esisteper il tasso di disoccupazione, per il tasso di partecipazione e per l’indice dei prezzi. Non è un numero incerto: è assente. La seconda: le serie derivate possono nascondere il buco. La versione «corrente» della regola di Sahm, che è una media mobile a tre mesi del tasso di disoccupazione, ha un valore per ottobre 2025pari a 0,25, mentre la versione in tempo reale non ce l’ha. Come sia stato costruito quel numero, la scheda della serie non lo dice. Il resto sta nella guida sugli indicatori di recessione.

Che cosa queste fonti non dicono

Come verificare da soli

  1. Scaricare la serie corrente: fred.stlouisfed.org/graph/fredgraph.csv?id=PAYEMS, e annotare il valore di un mese qualsiasi degli ultimi due anni.
  2. Scaricare la stessa serie come era il giorno della prima pubblicazione di quel mese, di solito il primo venerdì del mese successivo: alfred.stlouisfed.org/graph/alfredgraph.csv?id=PAYEMS&vintage_date=2025-08-01. L’ultima riga del file è la prima stima.
  3. Sottrarre. Ripetendo l’operazione per ogni mese si ottiene la tabella di questa pagina; se una data di vintage cade prima della pubblicazione, il file finisce al mese precedente e va provata la settimana dopo.
  4. Cercare il campo vuoto in id=UNRATE: c’è una sola riga con il valore assente, ed è ottobre 2025.
  5. Per l’Italia, aprire su istat.it/comunicato-stampa/ due comunicati consecutivi di «Occupati e disoccupati» e confrontare, per lo stesso mese, il valore dato dalla prima pubblicazione e quello dato dalla seconda.

Fonti aperte per questa pagina

Registro delle modifiche

Domande frequenti

Qual è il tasso di disoccupazione in Italia?

Nel comunicato Istat «Occupati e disoccupati» riferito a giugno 2026, dati provvisori, pubblicato il 30 luglio 2026 e letto il 13 agosto 2026, il tasso di disoccupazione sale al 5,7 per cento, con un aumento di 0,4 punti rispetto a maggio; quello giovanile sale al 18,4 per cento, con un aumento di 1,5 punti. Il tasso di occupazione resta invariato al 62,9 per cento e quello di inattività scende al 33,2 per cento.

Quanti sono gli occupati in Italia?

Ventiquattro milioni e 310 mila a giugno 2026, un numero stabile rispetto al mese precedente. Si scompone in 16 milioni e 491 mila dipendenti permanenti, 2 milioni e 542 mila dipendenti a termine e 5 milioni e 277 mila autonomi. Rispetto a giugno 2025 gli occupati crescono di 131 mila unità, cioè dello 0,5 per cento, per effetto dell'aumento dei dipendenti — 98 mila permanenti e 33 mila a termine — e della stabilità degli autonomi.

Perché il numero degli occupati americani viene rivisto tanto?

Perché la prima stima nasce da una raccolta ancora incompleta e viene corretta nei due mesi successivi, oltre che dalla revisione annuale di riferimento. Abbiamo confrontato la prima stima pubblicata con il valore odierno per 30 mesi fra gennaio 2024 e luglio 2026, recuperando le versioni datate del file: 25 variazioni mensili sono state riviste al ribasso, 4 al rialzo e 1 è rimasta uguale. La differenza media è di 76.600 posti e la più grande di 194.000, su maggio 2024.

Quante volte la revisione ha cambiato il segno?

Cinque volte su trenta. Gennaio 2025 era stato pubblicato a +143 mila e oggi vale −48 mila; giugno 2025 da +147 mila a −20 mila; agosto 2025 da +22 mila a −70 mila; dicembre 2025 da +50 mila a −17 mila; e febbraio 2026, già negativo a −92 mila, è stato portato a −156 mila. In tutti e cinque i casi il verso della revisione è lo stesso: verso il basso.

Perché manca ottobre 2025?

Nelle serie statunitensi che nascono dall'indagine sulle famiglie quel mese non è mai stato prodotto. Il tasso di disoccupazione ha 943 osservazioni mensili dal gennaio 1948 e un solo valore mancante, ottobre 2025; lo stesso vale per il tasso allargato U-6, per il tasso di partecipazione e per l'indice dei prezzi al consumo. Gli occupati non agricoli, che vengono dall'indagine sulle imprese, hanno 1.051 osservazioni e nessun buco: ottobre 2025 c'è, ma è comparso per la prima volta insieme a novembre, nella pubblicazione del 2 gennaio 2026.

Il 5,7 per cento italiano e il 4,1 per cento americano sono confrontabili?

Non direttamente, e in questa pagina non li confrontiamo. I due istituti pubblicano tassi costruiti su popolazioni di riferimento che le rispettive note metodologiche definiscono, e quelle note non le abbiamo aperte. Quello che si può dire con certezza è che entrambi i tassi sono saliti negli ultimi mesi rispetto ai propri minimi recenti, e che ciascuno va confrontato con la propria storia, non con l'altro.

Che cos'è il tasso U-6?

È una misura più larga della disoccupazione che il Bureau of Labor Statistics pubblica accanto al tasso ufficiale U-3. A luglio 2026 vale 7,9 per cento contro il 4,1 per cento del tasso ufficiale: quasi il doppio. La serie ha 391 osservazioni dal gennaio 1994, con lo stesso unico valore mancante di ottobre 2025. Il rapporto fra i due si muove nel tempo, quindi citarne uno solo racconta metà della storia.

Un mese di occupati in calo significa recessione?

No, e non è una risposta prudenziale: nella serie ci sono decine di mesi negativi fuori da qualsiasi recessione datata. Luglio 2026 segna −23 mila, ed è anche il mese più fresco, cioè quello che nessuna revisione ha ancora toccato. Sui trenta mesi che abbiamo confrontato, la prima stima è stata corretta al ribasso in venticinque casi: il numero appena pubblicato è, di tutti, quello su cui conviene meno costruire una conclusione.

Questa pagina è scritta da una persona sola: non esiste una redazione né un comitato editoriale dietro Vextor Capital, e nessun revisore è indicato perché nessuno ha revisionato questo testo. Le revisioni sono state misurate su trenta mesi, che sono tutti quelli recuperabili nella finestra dichiarata, e la ragione per cui il trentunesimo manca è scritta invece che omessa.

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