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Le percentuali di un portafoglio non si misurano; le grandezze macro che le giustificano sì

Ogni ripartizione di portafoglio poggia su due o tre affermazioni macroeconomiche date per scontate: che il titolo di Stato renda qualcosa al netto dell’inflazione, che un attivo alternativo protegga il potere d’acquisto, che il lungo periodo sistemi le cose. Le percentuali di ripartizione non si possono verificare con le fonti pubbliche — non esiste una serie gratuita di rendimenti per classe di attivo — ma quelle tre affermazioni sì. Questa pagina le mette alla prova. Il rendimento reale del decennale americano è stato negativo in 125 mesi su 774; e sullo stesso attivo, con la stessa fonte, quattro periodi diversi danno +569,8, −58,4, −34,6 e +302,3 per cento.

Fonti, date, a chi si applica

Il rendimento nominale è quello del Treasury a dieci anni a scadenza costante, derivato dalla tavola H.15 del Board of Governors, mediato da noi su ciascun mese di calendario; l’inflazioneè la variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo non destagionalizzato del Bureau of Labor Statistics. Entrambe distribuite da FRED e scaricate il 13 agosto 2026: 774 mesi comuni dal gennaio 1962 al luglio 2026.

Il prezzo dell’oroè il fixing del pomeriggio della London Bullion Market Association, conservato su questo sito e letto l’11 agosto 2026. Il file contiene 3.034 osservazioni dal 1° aprile 1968 al 10 agosto 2026 ed è dichiarato come campione settimanale di 14.658 osservazioni giornaliere: massimi e minimi qui riportati sono quindi quelli del campione, non necessariamente quelli della serie giornaliera.

Che cosa non è. Non è consulenza, non contiene alcuna ripartizione consigliata, nessuna percentuale di portafoglio, nessuna previsione e nessun rendimento atteso. I risultati passati non indicano i risultati futuri, e nessun conto di questa pagina è un rendimento di investimento: sono variazioni di prezzo e differenze fra serie.

Il punto di partenza di ogni allocazione: quanto rende davvero il titolo «sicuro»

Il rendimento nominale di un titolo di Stato è pubblicato ogni giorno; quello reale no, perché è una sottrazione. La facciamo noi, dichiarandola: media mensile del rendimento del decennale meno variazione tendenziale dei prezzi dello stesso mese. Il risultato è una serie di 774 mesi dal gennaio 1962 al luglio 2026, e la sua proprietà più interessante è quante volte è finita sotto zero.

PeriodoMesi con rendimento reale negativoMesi nel periodo
Anni Sessanta, dal gennaio 1962096
Anni Settanta39120
Anni Ottanta10120
Anni Novanta0120
Anni Duemila11120
Anni Duemiladieci27120
Dal 2020 al luglio 20263878

In totale 125 mesi su 774, il 16,15 per cento. Ma la riga che conta è quella in fondo: 38 mesi negativi nei settantotto del decennio in corso, cioè quasi la metà. Solo gli anni Settanta hanno un numero assoluto più alto, su un periodo più lungo. E due decenni interi — gli anni Sessanta della serie e gli anni Novanta — non ne hanno nemmeno uno.

Quattro mesi per capire l’ampiezza dell’intervallo, con le due componenti separate.

MeseRendimento nominale medioInflazione tendenzialeDifferenza
Giugno 198413,444,10+9,34
Marzo 20222,138,54−6,41
Maggio 20264,494,25+0,24
Luglio 20264,603,36+1,23

Fra il massimo del giugno 1984, +9,34 punti, e il minimo del marzo 2022, −6,41 punti, ci sono quasi sedici punti percentuali. La mediana dei 774 mesi è +1,97; a luglio 2026 il valore è +1,23, cioè sotto la mediana. Un anno prima, a maggio 2026, era +0,24: un movimento di quasi un punto in due mesi, prodotto dal calo dell’inflazione da 4,25 a 3,36 per cento più che dal rendimento nominale.

Che cosa questa serie non è.Non è il rendimento di un titolo indicizzato all’ inflazione, che è una cosa diversa e ha una propria serie che non abbiamo aperto; non è un rendimento realizzato, perché confronta un rendimento a scadenza con un’inflazione già avvenuta; e non tiene conto di imposte né di costi. È un indicatore macro, e come tale lo presentiamo.

I 125 mesi negativi non sono sparsi: si raggruppano in 13 episodi consecutivi. Il più lungo è anche il più recente e dura 35 mesi, dal luglio 2020 al maggio 2023; seguono i 25 mesi dall’ottobre 1978 all’ottobre 1980, i 24 mesi dal settembre 1973 all’agosto 1975 e i 12 mesi dal maggio 2011 all’aprile 2012. Quasi tre anni consecutivi in cui il rendimento nominale del titolo di riferimento è stato inferiore all’inflazionesono l’episodio più lungo di tutta la serie, ed è finito tre anni fa.

Il periodo scelto decide la risposta, e lo si può dimostrare

La seconda affermazione che ogni allocazione dà per scontata è che qualche attivo protegga dall’ inflazione. L’oroè il candidato più citato, ed è anche uno dei pochi con una serie di prezzo pubblicata da un’autorità di mercato e lunga sessant’anni. Ecco lo stesso attivo, la stessa fonte e la stessa domanda — quanto è cresciuto rispetto ai prezzi al consumo — su sei orizzonte temporale diversi.

PeriodoOro all’inizioOro alla fineVariazione dell’oroVariazione dei prezziRapporto
23 aprile 1968 → 10 agosto 202638,404.324,45+11.161,6 %+870,7 %11,60
25 gennaio 1980 → 27 dicembre 2001668,00277,70−58,4 %+127,1 %0,18
24 gennaio 2001 → 24 agosto 2011264,251.770,00+569,8 %+29,4 %5,18
28 settembre 2011 → 22 dicembre 20151.643,001.074,90−34,6 %+4,2 %0,63
22 dicembre 2015 → 10 agosto 20261.074,904.324,45+302,3 %+41,2 %2,85
25 gennaio 1980 → 10 agosto 2026668,004.324,45+547,4 %+329,2 %1,51

La colonna «rapporto» è la variazione dell’oro divisa per quella dei prezzi: sopra 1 significa che l’oro è cresciuto più dei prezzi, sotto 1 che è cresciuto meno. Le sei righe danno 11,60 · 0,18 · 5,18 · 0,63 · 2,85 · 1,51. Sono sei risposte diverse alla stessa domanda, tutte corrette, tutte dalla stessa fonte.

La riga più severa è la seconda: dal 25 gennaio 1980 al 27 dicembre 2001, ventidue anni, l’oro passa da 668,00 a 277,70 dollari per oncia — meno 58,4 per cento — mentre i prezzi al consumo americani salgono del 127,1 per cento. In quei ventidue anni chi lo deteneva ha perso più dell’ottantadue per cento del proprio potere d’acquisto in termini di beni di consumo. Ventidue anni non sono un periodo breve, e questa riga esiste dentro la stessa serie che, presa dagli estremi, dà un rapporto di 11,60.

La lezione non riguarda l’oro. Riguarda il fatto che, su qualunque attivo, la scelta delle due date decide il segno del risultato — e chi sceglie le date dopo aver visto la serie può ottenere quasi qualunque conclusione. È la ragione per cui in questa pagina i periodi sono sei, non uno, e sono dichiarati con le loro date esatte.

Un dato di posizione, per completezza: il valore più recente del campione, 4.324,45 dollari del 10 agosto 2026, è il 17,0 per cento sotto il massimo del campione, che è 5.209,70 dollari del 10 marzo 2026. Cinque mesi.

Che cosa non si può misurare, e perché lo diciamo

Le pagine sull’asset allocation di solito contengono tre cose che qui mancano, e vale la pena spiegare l’assenza di ciascuna.

Quello che resta, e che questa pagina ha misurato, è il contesto macroeconomico dentro cui quelle scelte vengono fatte: quanto rende il titolo di riferimento al netto dell’inflazione, quanto spesso quel numero è stato negativo, e quanto poco stabile sia il risultato di un attivo alternativo al variare delle date. Sono tre informazioni pubbliche, tre conti che chiunque può rifare, e tre cose che quasi nessuna discussione sull’argomento riporta.

Che cosa queste fonti non dicono

Come verificare da soli

  1. Scaricare le due serie: fred.stlouisfed.org/graph/fredgraph.csv?id=DGS10 e id=CPIAUCNS.
  2. Mediare il rendimento su ogni mese di calendario e calcolare la variazione dei prezzi sui dodici mesi. Poi sottrarre: sono 774 mesi comuni dal gennaio 1962.
  3. Contare i mesi con differenza negativa — devono essere 125 — e raggrupparli per decennio. È il conteggio che mostra dove sono concentrati.
  4. Per l’oro, aprire il portale dei prezzi della London Bullion Market Association e prendere due date qualsiasi. Poi dividere l’indice dei prezzi al consumo delle stesse due date e confrontare i due rapporti.
  5. Ripetere l’esercizio spostando la data iniziale di due anni avanti e indietro. Il cambio di risultato che si osserva è la misura di quanto una conclusione dipenda dalla finestra e non dall’attivo.

Fonti aperte per questa pagina

Registro delle modifiche

Domande frequenti

Che cos'è il rendimento reale di un titolo di Stato?

In questa pagina è la differenza fra il rendimento nominale del Treasury a dieci anni, mediato sul mese, e la variazione tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo dello stesso mese. È una sottrazione che facciamo noi fra due serie pubbliche: non è pubblicata come tale da nessun istituto, e non è la stessa cosa del rendimento dei titoli indicizzati all'inflazione, che è una serie diversa.

Quante volte è stato negativo?

In 125 mesi su 774, cioè il 16,15 per cento, fra il gennaio 1962 e il luglio 2026. La distribuzione è tutt'altro che uniforme: 39 mesi negli anni Settanta, 10 negli Ottanta, nessuno nei Novanta, 11 negli anni Duemila, 27 nel decennio successivo e 38 dal 2020 in poi. Negli anni Sessanta e Novanta non ce n'è nemmeno uno.

Quanto vale oggi?

A luglio 2026 vale +1,23 punti percentuali: il rendimento nominale medio del mese è 4,60 per cento e la variazione tendenziale dei prezzi 3,36. La mediana dei 774 mesi è +1,97, quindi il valore attuale è sotto la mediana storica. Il massimo della serie è +9,34 nel giugno 1984 e il minimo −6,41 nel marzo 2022.

L'oro protegge dall'inflazione?

Dipende dalle due date che si scelgono, e la differenza fra le risposte è enorme. Fra l'aprile 1968 e l'agosto 2026 l'oro si moltiplica per 112,62 mentre i prezzi al consumo americani si moltiplicano per 9,71: il rapporto è 11,60. Ma fra il gennaio 1980 e il dicembre 2001 l'oro perde il 58,4 per cento mentre i prezzi più che raddoppiano: il rapporto è 0,18, cioè in ventidue anni ha perso oltre l'ottanta per cento del proprio potere d'acquisto.

Qual è il prezzo dell'oro oggi?

4.324,45 dollari per oncia troy al fixing LBMA del pomeriggio del 10 agosto 2026, secondo la serie conservata su questo sito e letta l'11 agosto 2026. Il massimo della serie è 5.209,70 dollari, del 10 marzo 2026: il valore più recente è quindi il 17,0 per cento sotto quel massimo.

Questa pagina dice come ripartire un portafoglio?

No, e non per prudenza: non esiste, fra le fonti aperte per questa sezione, una serie gratuita di rendimenti totali per classe di attivo, e senza quella nessuna ripartizione è verificabile. Le percentuali di ripartizione che circolano non sono misurazioni: sono scelte, e chi le pubblica senza il dato sottostante sta pubblicando un'opinione.

Perché tanta insistenza sulle date scelte?

Perché sono la variabile che decide il risultato più di qualunque altra. Sullo stesso attivo — l'oro — e con la stessa fonte, quattro periodi diversi danno un guadagno del 569,8 per cento, una perdita del 58,4, una perdita del 34,6 e un guadagno del 302,3. Nessuna di queste cifre è sbagliata; sono risposte a quattro domande diverse travestite dalla stessa domanda.

Che cosa è utile guardare, allora?

Le grandezze macroeconomiche che un'allocazione dà per scontate, e che si possono misurare: quanto rende il titolo considerato privo di rischio al netto dell'inflazione, quanto spesso quel rendimento è stato negativo, e come si comporta un attivo alternativo sui periodi lunghi e su quelli corti. Sono tutte informazioni pubbliche, tutte contabili, e tutte assenti da quasi ogni discussione sull'argomento.

Questa pagina è scritta da una persona sola: non esiste una redazione né un comitato editoriale dietro Vextor Capital, e nessun revisore è indicato perché nessuno ha revisionato questo testo. I risultati passati non indicano i risultati futuri. Le sottrazioni, le medie mensili e i rapporti sono aritmetica applicata ai valori delle serie citate, con le date di ogni operazione dichiarate.

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